Solitudine

Un anziano signore, affetto da corona virus ed ospite di una struttura assistenziale, prima di morire scrive una lettera ai suoi figli e nipoti raccontando la propria solitudine. La lettera, diffusa da tutti i media italiani, è un grido di dolore che trasmette profonda tristezza, e ci fa capire che se è drammatico morire per un virus, lo è ancora di più se ciò avviene lontano dai propri cari e nell’indifferenza di chi ci sta accanto.

Da questo letto senza cuore scelgo di scrivervi una lettera cari miei figli e nipoti. (L’ho consegnata di nascosto a Suor Chiara nella speranza che dopo la mia morte possiate leggerla). Comprendo di non avere più tanti giorni, dal mio respiro sento che mi resta solo questa esile mano a stringere una penna ricevuta per grazia da una giovane donna che ha la tua età Elisa mia cara. E’ l’unica persona che in questo ospizio mi ha regalato qualche sorriso….uno sguardo diverso da quello delle altre assistenti che neanche ti salutano. Qui manca la cosa più importante, le vostre carezze, il sentirmi chiedere tante volte al giorno “come stai nonno?”, gli abbracci e i tanti baci, mi manca l’odore della mia casa, il vostro profumo, i sorrisi, raccontarvi le mie storie e persino le tante discussioni.
Ora non ce la faccio più a scrivere e quindi devo almeno dire una cosa ai miei nipoti… e magari a tutti quelli del mondo. Non è stata vostra madre a portarmi qui ma sono stato io a convincere i miei figli, i vostri genitori, per non dare fastidio a nessuno. Certo, non potevo mai immaginare di finire in un luogo del genere. Apparentemente tutto pulito e in ordine, ci sono anche alcune persone educate ma poi di fatto noi siamo solo dei numeri, per me è stato come entrare già in una cella frigorifera. In questi mesi mi sono anche chiesto più volte: ma quelli perché hanno scelto questo lavoro se poi sono sempre nervosi, scorbutici, cattivi?…. Questo coronavirus ci porterà al patibolo ma io già mi ci sentivo dalle grida e modi sgarbati che ormai dovrò sopportare ancora per poco…l’altro giorno l’infermiera mi ha già preannunciato che se peggioro forse mi intuberanno o forse no. La mia dignità di uomo, di persona perbene e sempre gentile ed educata è stata già uccisa. Sai Michelina, la barba me la tagliavano solo quando sapevano che stavate arrivando e così il cambio. Ma non fate nulla vi prego…non cerco la giustizia terrena, spesso anche questa è stata così deludente e infelice. Fate sapere però ai miei nipoti (e ai tanti figli e nipoti) che prima del coronavirus c’è un’altra cosa ancora più grave che uccide: l’assenza del più minimo rispetto per l’altro, l’indifferenza più totale. E noi, i vecchi, chiamati con un numeretto, quando non ci saremo più, continueremo da lassù a bussare dal cielo a quelle coscienze che ci hanno gravemente offeso affinché si risveglino, cambino rotta, prima che venga fatto a loro ciò che è stato fatto a noi.

Nelle maggiori nazioni europee i decessi per coronavirus avvenuti all’interno delle Residenze Sanitarie Assistenziali rappresentano tra il 42% e il 57% dei decessi totali. In Italia a carico delle RSA sono state avviate numerose indagini penali per negligenza e omicidio colposo.

In copertina: foto di Steve Gill

3 pensieri su “Solitudine”

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